Formazione continua o addestramento?

Fare della buona formazione non è facile.
Anche avendo delle linee guida chiare e ben definite (in molti casi un’utopia), le difficoltà da affrontare sono molte e non solo relativamente all’organizzazione dei corsi.
L’ostacolo maggiore che si deve affrontare è rappresentato dalle aspettative che ciascuno, naturalmente, nutre nei confronti del corso. Tali aspettative, positive o negative che siano, derivano in parte da esperienze pregresse, in parte da pregiudizi.
Il problema maggiore, almeno per quanto riguarda i corsi di informatica, è che molti si aspettano di essere “ammaestrati” all’utilizzo di uno specifico programma, il che è difficoltoso per diversi motivi:

  1. I tempi necessari sono incompatibili con quelli a disposizione. Molto spesso i corsi prevedono poche ore e pochi incontri, dovendo incastrare le lezioni tra la moltitudine di impegni di ogni docente, perciò la formazione risulterebbe di livello troppo basso.
  2. Trovare un programma adatto a tutti è praticamente impossibile. All’interno dello stesso gruppo, si trovano persone che hanno già una formazione informatica e persone che letteralmente non sopportano il computer; più, ovviamente, tutte le varie “sfumature” tra questi due estremi. Senza considerare il fatto che in molti casi nella classe si trovano insegnanti provenienti da scuole di ordine differente e che insegnano materie diversissime: le esigenze informatiche di un docente della scuola dell’infanzia sono distantissime da quelle di una collega che, ad esempio, insegni educazione fisica alla secondaria superiore.
  3. Legare le persone ad uno specifico software non è utile nel lungo periodo. Ogni giorno compaiono e scompaiono tantissimi software; un programma che esiste oggi potrebbe non essere più disponibile tra un paio di anni, o subire un restyling dell’interfaccia grafica tale da richiedere un nuovo corso.

Molto meglio, dunque, puntare su una formazione che dia gli strumenti di base per comprendere il mondo del digitale ed approcciarsi correttamente ad un numero più vasto di strumenti, in modo da poter poi trasferire quanto acquisito anche ai propri alunni.
Come fare? Noi abbiamo scelto alcune parole chiave:

  • Semplificazione. Senza banalizzare, utilizzare un linguaggio semplice e diretto, condito con esempi quanto più vicini possibili alla realtà quotidiana della classe. Paragonare il computer alla lavatrice, ad esempio, ha aiutato a far comprendere meglio alcuni concetti e ad abbattere un po’ la diffidenza di alcuni nei confronti del computer.
  • Coinvolgimento. I discenti (nel nostro caso gli insegnanti di scuola) devono sentire che quello che stanno imparando non sarà solamente un altro titolo da aggiungere al proprio portfolio di competenze, ma qualcosa che li aiuterà nel lavoro quotidiano e che darà un valore aggiunto alla loro didattica.
  • Diversificazione. Presentare strumenti differenti tra loro, nonché i diversi tipi di contenuto che lo stesso applicativo può produrre, da la possibilità a tutti di scegliere quello più utile per il proprio lavoro e fa comprendere che è lo strumento a doversi adattare all’utilizzatore, non viceversa.
  • Collaborazione. Stimolare il lavoro di gruppo, l’aiuto reciproco e la condivisione delle competenze è importante, non solo per migliorare lo spirito di partecipazione, ma anche per aumentare, a parità di tempo, la quantità di conoscenze apprese, costituendo un ambiente in cui ognuno, allo stesso tempo, impara cose nuove ed insegna agli altri ciò che sa.
  • Continuità. Mantenere attiva la classe anche al termine del corso, usando le risorse disponibili tramite internet, continuando a fornire materiale e a stimolare l’apprendimento autonomo per far sì che l’esperienza del corso sia solo l’inizio di un percorso formativo continuo e sempre al passo (o comunque poco indietro) con l’evoluzione della tecnologia.

Naturalmente la “ricetta perfetta” non esiste e anche il nostro approccio è sicuramente migliorabile.
Tuttavia riteniamo che sia stato utile ad ottimizzare il tempo a disposizione, fornendo agli insegnanti delle competenze utili alla loro didattica quotidiana e stimolando valori (quelli delle nostre parole chiave) che consentiranno loro di svolgere meglio il proprio ruolo di educatori, avendo le conoscenze necessarie per capire il mondo in cui crescono i loro alunni e per saperli accompagnare meglio nel loro percorso formativo.

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